IL GIARDINO DEI FINZI-CONTINI

Giorgio Bassani

Arianna, Chiara, Anna, Leyla, Pierpaolo

 “Il giardino dei Finzi-Contini” narra le vicende e i fatti della famiglia di origine ebrea Contini. Esso inizia con un prologo datato 1957, in cui l’autore ricorda la casa dei Finzi-Contini e il protagonista, l'io narrante, si trova al cimitero etrusco nei pressi di Roma e i suoi pensiero vagano verso Ferrara, più precisamente alla tomba dei Finzi-Contini. Il romanzo inizia con un flash back in cui il protagonista, a sua volta ebreo, dopo aver scoperto di essere stato bocciato in matematica, si rifugia disperato nei prati dei FinziContini e sente una voce chiamarlo: Micol, figlia dei nobili Contini.

I ragazzi crescono ed entrano in campo le leggi razziali. Gli ebrei iniziano ad essere emarginati; se tra la popolazione israelitica di Ferrara non ci sono degli allontanamenti, anche tra Ebrei e Finzi-Contini la situazione non è delle migliori.

La borghesia vede la famiglia aristocratica fin troppo lontana dalle persone comuni ma, quando gli italiani chiudono l’accesso agli ebrei anche ai campi di tennis, la situazione cambia, i Finzi-Contini decidono di aprire i loro cancelli e inizia così qualcosa di nuovo. L’atmosfera che si crea nel romanzo a questo punto è particolare ed interessante: la situazione, inizialmente pacifica, appare come una giornata primaverile, ma lentamente cambia e il clima diventa turbolento.

Un temporale si sta preparando.

Giorgio Bassani

Giorgio Bassani nasce a Bologna il 4 marzo del 1916 da una famiglia della borghesia ebraica, ma trascorre l'infanzia e la giovinezza a Ferrara, città destinata a divenire il cuore pulsante del suo mondo poetico, dove si laurea in Lettere nel 1939. Dopo alcune raccolte di versi e la pubblicazione in un unico volume delle "Cinque storie ferraresi" nel 1956 (alcune però erano già comparse singolarmente in varie edizioni), Bassani raggiunge il grande successo di pubblico con il già introdotto "Il giardino dei Finzi Contini" (1962): nel 1970 il romanzo riceverà anche un'illustre trasposizione cinematografica per opera di Vittorio De Sica a quale però Bassani vorrà sempre prendere le distanze. Durante gli anni della guerra partecipa attivamente alla Resistenza conoscendo anche l'esperienza del carcere; nel 1943 si trasferisce a Roma, dove vivrà per il resto della vita, pur mantenendo sempre fortissimo il legame con la città d'origine. E' solo dopo il 1945 che si dedica all'attività letteraria in maniera continuativa, lavorando sia come scrittore (poesia, narrativa e saggistica) sia come operatore editoriale.

PERSONAGGI

Il narratore

Da molti percepito come l'autore stesso, non ci fornisce alcuna informazione riguardo sè stesso se non il fatto che appartenga alla media borghesia israelitica. Introverso ma intelligente, fin da subito viene attratto dalla personalità di Micòl, co-protagonista del romanzo e sua compagna in avventure, che però non lo ricambierà mai.

Micòl Finzi- Contini

Giovane, bella, affascinante, un vero e proprio "fulmine da guerra" a seconda del protagonista, aveva sempre letto nei miei occhi tanto «idealismo» da sentirsi in qualche modo forzata ad apparire migliore di quanto non fosse in realtà. Nutre un grande amore vero «il dolce e pio passato», tanto da amare la figura di Emily Dickinson (su cui incentrerà la sua tesi), mentre odia il futuro e ciò che esso comporta.

[...] nessuno mai che desse segno di accorgersi della mia presenza silenziosa, mi sentivo, ed ero, una specie di strano fantasma trascorrente: pieno di vita e morte insieme, di passione e di pietà.

Alberto

Possibile? Dove era finita tutta la mitezza di Alberto, tutta la sua sottomissione all'amico? Lo guardai attentamente. La sua faccia mi si rivelò all'improvviso smunta, emaciata, come raggrinzita da una vecchiaia precoce. Che fosse malato?

Professor Ermanno

Però un pochino anche t’invidio, sai? Nella vita, se uno vuol capire, capire sul serio come stanno le cose di questo mondo, deve morire almeno una volta. E allora, dato che la legge è questa, meglio morire da giovani, quando uni ha ancora tanti tempo davanti a sè per tirarsi su e resuscitare… Capire da vecchi è brutto, molto più brutto. Come si fa? Non c’è più tempo per ricominciare da zero, e la nostra generazione ne ha prese talmente tante, di cantonate! Ad ogni modo, se Dio benedetto vuole, tu sei così giovane! Tra qualche mese, vedrai, non ti sembrerà neanche vero di essere passato in mezzo a tutto questo. Sarai magari perfino contento. Ti sentirai più ricco, non so… più maturo…”

Malnate

Forse, ecco, per quel che se ne poteva intravedere attraverso gli occhialacci spessi un dito dietro i quali si mimetizzava (pareva che lo facessero sudare, e veniva voglia di levarglieli), forse aveva occhi non male: grigi, «d'acciaio», da uomo forte. Però troppo seri e severi, quegli occhi. Troppo costituzionalmente matrimoniali. Ad onta dello sprezzante misoginismo di superficie minacciavano sentimenti così eterni da far rabbrividire qualsiasi ragazza, anche la più tranquilla e morigerata. Era un bel musone, va' là: e neanche tanto originale come aveva l'aria di ritenersi.

STILE

  1. Viene adoperata frequentemente l’ipotassi, caratterizzata da molti gradi di subordinazione, e i periodi si presentano spesso interrotti da parentesi o trattini, tra i quali vengono inserite precisazioni o affermazioni aggiuntive non legate al senso di base del periodo.

  2. Il prologo del romanzo è collocato storicamente nell’epoca in cui lo scrittore decide di scrivere il suo romanzo, pertanto tutta la narrazione degli eventi legati alla sua infanzia costituisce un lungo flashback. Questo aspetto è rimarcato di termini "ricordo” o “rammento” che ricorrono nel libro e da alcune tra le domande dirette che Bassani inserisce nella sua narrazione: esse molto spesso sembrano manifestare l’intenzione dell’autore di ricordare precisamente gli eventi passati o di chiedere a se stesso conferma dell’effettività e dell’autenticità dei suoi ricordi rispetto a ciò che è realmente accaduto.

  3. Le domande, oltre alla funzione sopracitata, sembrano essere anche delle considerazioni dell’autore

    riguardo ai momenti della sua infanzia e giovinezza.

  1. Un altro elemento caratteristico del romanzo è la consistente presenza di descrizioni molto dettagliate, integrate dagli specifici nomi delle vie, delle città e degli edifici, talvolta con digressioni di ambito storico, soprattutto nell’esordio del romanzo.

  2. Il romanzo è scritto in prima persona, pertanto vengono descritti solo gli avvenimenti vissuti dallo

    scrittore; tuttavia non viene mai citato il nome del protagonista, nemmeno nei dialoghi.

CONTESTO STORICO

Il romanzo è ambientato a Ferrara e ricopre il periodo temporale del 1929 - 1938, ovvero delle prime leggi razziali, e si conclude con l'amaro ricordo della seconda guerra mondiale, che causerà solo distruzione alla famiglia dei Finzi-Contini.

Qui, ai loro posti, stasera sedevamo noi, i vivi. Ma ridotti di numero rispetto a un tempo, e non più lieti, ridenti, vocianti, bensì tristi e pensierosi come dei morti. lo guardavo mio padre e mia madre, entrambi in pochi mesi molto invecchiati.
Io non ero morto - mi dicevo - io ero ancora ben vivo! Ma allora, se ancora vivevo, perché mai restavo lì insieme con gli altri, a che scopo? Perché non mi sottraevo subito a quel disperato e grottesco convegno di spettri, o almeno non mi turavo le orecchie per non sentir più parlare di «discriminazioni», di «meriti patriottici», di «certificati d'anzianità», di «quarti di sangue», per più non udire la gretta lamentela, la monotona, grigia, inutile trenodia che parenti e consanguinei intonavano sommessi attorno?

Le prime leggi razziali

Nel 1938 in Italia furono decretati una serie di provvedimenti atti a limitare i diritti e la dignità della minoranza ebraica, che in quegli anni contava più di quarantamila persone. Il primo atto pubblico con cui si espresse la politica razziale fu la pubblicazione, avvenuta il 14 luglio di quello stesso anno, del “Manifesto della razza”, nel quale, si asseriva che gli ebrei non erano di razza italiana. Seguirono leggi volte ad escludere progressivamente gli ebrei dalla vita sociale del paese, a cominciare dall’espulsione degli insegnanti e degli alunni dalle scuole di ogni ordine e grado. Dopo l’armistizio dell’8 settembre, esattamente il 13 dicembre 1943, iniziò anche per gli ebrei italiani il periodo di deportazione e sterminio.

Confronto con il film

Il film omonimo non mantiene molta fedeltà al testo del romanzo, ragione per la quale dopo un iniziale consenso, l’autore Giorgio Bassani non ha voluto partecipare alla realizzazione del lungometraggio.

 

  • Gli episodi riguardanti l’infanzia o la prima adolescenza dello scrittore all’interno del film, differentemente dal libro, vengono narrati attraverso dei flashback, poiché esso inizia con la narrazione delle vicende seguenti all’invito da parte dei fratelli Finzi – Contini a giocare presso il loro giardino.

  • Il film, invece, presenta fin dalle prime scene la figura di Alberto come quella di un ragazzo cagionevole di salute e debole, tant’è che la sua presenza nelle vicende è limitata dalla lunga permanenza a letto da malato e che gli incontri tra lui, Malnate e Giorgio non sono assolutamente presenti.

  • Un ulteriore elemento per il quale il film differisce dal romanzo è il ruolo che ha della famiglia di Giorgio. Sono frequenti le scene legate alle discussioni tra il ragazzo e il padre, prevalentemente legate all’ambito politico – sociale, che evidenziano un legame più solido che unisce i due uomini rispetto a quello riscontrato nel libro. Nel romanzo, infatti, il protagonista si sente a disagio nell’ambiente familiare e preferisce quello della casa Finzi – Contini.

  • Nel film il rapporto tra Micòl e Giorgio appare molto più forte e sentimentale rispetto a quello che i due ragazzi hanno nel libro. Inoltre la ragazza si manifesta più dolce e paziente rispetto a quella pungente e scherzosa descritta nel romanzo.

Il tema del ricordo

Il tema è spesso presente nel corso del romanzo. Infatti emerge da parte del protagonista il desiderio di restare a fianco di Micol, anche quando ciò si rivela ormai impossibile, e inoltre, si evince il tentativo, sempre da parte del protagonista, di conservare il ricordo dei tempi passati, tanto da non riuscire a staccarsene. Questo tema è presente fin dall’inizio perché il libro in sé costituisce un lungo flashback nato a partire da una gita effettuata dall’autore nei pressi di alcune tombe etrusche. Perciò l’intero libro nasce da un ricordo ed esso si propone di narrare la storia di personaggi che sono stati tutti vittime del nazismo, sottolineando ancora di più il distacco tra passato e realtà. Questo tema è enfatizzato ancora di più dall’evidente nostalgia che Bassani prova rievocando questi tempi per lui felici e ormai lontanissimi dal suo presente.

Un giorno però era accaduto qualcosa. Essendomi capitato di leggere in uno dei taccuini stendhaliani queste parole isolate: All lost, nothing lost, di colpo, come per miracolo, mi ero sentito libero, guarito. Avevo preso una cartolina, ci avevo scritto sopra la riga di Stendhal, quindi l’avevo spedita a lei, Micol, tale e quale senza metterci niente, nemmeno la firma, ne pensasse pure quello che volesse. 
Tutto perduto, niente perduto. Come era vero! mi dicevo. E respiravo.
Però un pochino anche t’invidio, sai? Nella vita, se uno vuol capire, capire veramente come stanno le cose in questo mondo, deve morire almeno una volta. E allora, dato che la legge è questa, meglio morire da giovani, quando uno ha ancora tanto tempo davanti a sé per tirarsi su e risuscitare… Capire da vecchi è brutto, molto brutto. Come si fa?

Le mura, chiamate “mura degli angeli”, che dividono la villa dei Finzi-Contini dal resto della città di Ferrara costituiscono un valore importantissimo, infatti esse rappresentano il confine fisico tra realtà e finzione. Questo perché all’interno di esse i ragazzi cercano di dar vita a un loro “mondo” per allontanarsi dalla crudeltà del mondo esterno, afflitto dalle leggi-razziali. Questi mattoni rappresentano una sicurezza, una certezza che al di fuori di esse non si trova. Proprio perché non si sentono a proprio agio e non si sentono appartenere alla vita del mondo esterno e alle sue relative consuetudini, Alberto e Micol non escono quasi mai dalla loro villa e costruiscono attorno a sé un ambiente che non è altro che un sogno, un frutto della loro immaginazione, che non potrà durare per sempre.

 

Grazie per l'attenzione!

Arianna, Chiara, Anna, Leyla, Pierpaolo

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By Leyla Polo

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